AI SETTE NANI

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Prato Carnico, l’impresa di venti volontari e il ponte rinasce com’era
Dietro il recupero dell’antico manufatto di Pieria il lavoro tenace di un gruppo di uomini e donne carnici

di Paolo Medeossi

2015 ponte squadra

PRATO CARNICO. Ci sono venti persone, donne e uomini, quasi tutti pensionati, che invece di dedicarsi a una delle attività di moda (litigare con i vicini, scrivere su Facebook, commentare i blog ), decidono di lanciarsi in un'impresa insolita, quasi incredibile: si tratta infatti di restaurare e in parte ricostruire un vecchio ponte in pietra, abbandonato e sepolto dalla vegetazione.

Accanto c'è un ponte più recente, in cemento armato, ma loro vogliono ridare vita a un’opera che è un simbolo nella valle. Per far fronte alle spese, a parte qualche minimo contributo pubblico, organizzano sagre, stampano cartoline del ponte e raccolgono così i fondi necessari. E poi ci mettono tenacia, abilità manuale, pazienza dedicando a questo progetto tutti i sabati, per tre anni, dal 2012 a questa primavera.

Pietra dopo pietra, il sogno si realizza fino al momento finale, la festa che corona un cammino affrontato insieme perché (sarà banale dirlo, ma serve ripeterlo) “l'unione fa la forza”, ieri, oggi e sempre, in Carnia e ovunque. Tanto più significativo che questo accada nella nostra montagna, territorio bersagliato da mesi tra problemi economici, polemiche e stress vari. Ci voleva una boccata d'aria buona, un piccolo grande gesto per tornare all'origine di tutto, quando generosità, solidarietà, socialità, aiuto reciproco non erano vaghi auspici.

Per questi motivi, sabato scorso la Val Pesarina era in festa. Tanta gente all’inaugurazione del ponte restaurato, che si trova a Pieria, frazione di Prato Carnico. Veniva usato un tempo per attraversare le vorticose acque del torrente Pesarina (capaci di travolgere tutti gli altri manufatti, ma mai questo) e per raggiungere il piccolo cimitero al servizio anche di Osais e Truia, oltre che le case di Osteai e gli stavoli di Selva.

Dopo i discorsi e il taglio del nastro, il pubblico si è trasferito nel complesso della Fuina dove la festa è continuata fino a tardi mentre sui banchetti si continuavano a vendere il libro dedicato all'impresa e le magliette ideate per l'occasione.

Prosegue infatti l'autofinanziamento a favore di un'opera che adesso, ancora di più, appartiene alla storia e alla memoria di questo magico angolo di Carnia. Il ponte adesso è lì, molto bello, nella forma agile a una sola arcata, rappresentando anche un piccolo prodigio architettonico. Vale certamente una visita da quelle parti, accanto alle attrazioni ben note, come le agili montagne, i sentieri, i rifugi, gli orologi di Pesariis. Costruito nel 1854, andò in pensione nel 1960 quando fu realizzato lì vicino il nuovo manufatto a uso anche automobilistico.

Si appannarono così le immagini dei decenni precedenti, come il ricordo delle donne di Pieria e di Oseais che, durante il faticoso cammino, stavano un attimo “in ponsa” appoggiando il “gei” sul muro del parapetto. Nel giro di pochi anni il ponte divenne invisibile, sotto la vegetazione selvaggia che si era impadronita della struttura, elegante e austera, realizzata con le pietre raccolte sul posto e con i blocchi di tufo estratti dalla cava di Selva.

Poteva essere un'altra pagina carnica destinata all'oblio e invece entrarono in azione i venti “supervolontari”, raccoltisi attorno all'ingegner Gino Rinaldi. Nel 2008 si ottenne dalla Soprintendenza ai beni culturali l'autorizzazione a eseguire il restauro e a quel punto il gruppo di amici, residenti nelle tre frazioni, in accordo con il Comune che non aveva fondi disponibili, decise di organizzare i lavori a titolo di volontariato.

Si cominciò nel 2012 quando, grazie all'aiuto dell'impresa Buttazzoni, vennero demolite le parti pericolanti, per dare inizio alla ricostruzione delle spalle in pietra. E tutto questo è andato avanti ogni sabato, in primavera, estate e autunno, per tre anni intensi.

Ecco infine alcuni dati tecnici, importanti per capire cosa è successo: lunghezza del ponte 36,50 metri, larghezza 5,25, altezza 11,20; ore effettuate dai volontari 2772, giornate lavorative 71, e così via... Sfogliando le pagine della pubblicazione si trovano foto e dettagli tecnici di un cammino portato a termine lo scorso 30 maggio, naturalmente un sabato.

E sabato scorso inaugurazione, brindisi e ballo. Questi i protagonisti: Alcide Casali, Andrea Buttazzoni, Andrea D'Agaro, Arduino Del Fabbro, Bruno Martin, Claudio Caroselli, Ermanno Gonano, Ermanno Martin, Flavia

Toffolo, Giacomino Troian, Gino Rinaldi, Giovanni Rupil, Giuseppe Cleva, Ivaldi Machin, Luca Del Fabbro, Lucilla Troian, Nino Gonano, Pietro Buttazzoni, Pierino Cimador, Remigio Picco. A unirli è in particolare la foto di gruppo scattata sul loro ponte. A Pieria il cuore carnico batte ancora.

Pieria di Prato Carnico, il15 luglio 2015

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PRATO CARNICO. La vecchia tradizione di prestare la propria mano d’opera gratuitamente per opere pubbliche non è ancora svanita in Carnia. Nella Valle Pesarina sabato scorso si è infatti inaugurato il ponte in pietra e tufo che porta al cimitero di Pieria-Osais-Truia messo in sicurezza e ripristinato dal volontariato locale. Salvo un piccolo contributo regionale, e l’apporto di aiuti del Comune di Prato Carnico che ha messo a disposizione alcuni macchinari, tutta l’opera è stata eseguita con mezzi propri.

 

A sottolineare la valenza di queste iniziative anche il sindaco Verio Solari: «Una iniziativa lodevole. Magari ci fossero altri tipi di interventi di questo genere. La nostra amministrazione sarebbe sempre pronta a supportarli».

 

Il primo cittadino ha definito i lavori «incredibili e impegnativi, anche da un punto di vista tecnico, effettuati da persone con grande professionalità».

 

Anima dell’iniziativa il già sindaco Gino Rinaldi che ha trovato l’appoggio di 18 volontari locali e dell’amministrazione regionale, presente all’inaugurazione con i consiglieri regionali dell’epoca, Biasutti e Petris, e gli attuali Iacop e Shaurli.

 

Il ponte - la struttura originaria in pietra locale data al 1854 - è l’unico che è sopravvissuto alle piene del torrente Pesarina. Utilizzato sino agli anni Sessanta, è stato poi abbandonato anche perché era stato costruito un nuovo manufatto. L’idea di riprendere questa struttura di notevole valore ha fatto sì che nel 2008 la Soprintendenza ai beni storici, architettonici e ambientali di Udine concedesse il nulla osta per i lavori di ripristino.

 

Ma la mancanza di fondi ha risvegliato le ataviche consuetudini della gente della valle che ha provveduto a reperire i soldi necessari, anche con l’auto-finanziamento, ma soprattutto mettendo a disposizione della comunità mano d’opera, l’ingegno e il saper fare in tutti i sabati degli ultimi tre anni.