AI SETTE NANI

Albergo Ristorante

Fausta in cucina 1

Scrive Padre Enzo Bianchi nel suo libro "Il pane di ieri":

"Io AMO CUCINARE, e lo faccio in un grande silenzio...perchè cucinare significa PENSARE, essere consapevoli, essere presenti ed avere un senso forte della realtà e degli ALTRI per i quali si cucina. Cucinando si è obbligati ad una unificazione di aspetti molteplici:
le leggi culinarie,
le attese di chi mangerà,
la conoscenza dei prodotti,
l'esperienza del fuoco, dell'acqua del tempo.
Operazione straordinaria che rende intelligenti"

Fausta si è sempre ispirata a questi concetti e la sua tradizione gastronomica è stata conservata e proseguita dalla figlia Alba.

La cucina si ispira ai principi ecologici di grande attualità ma che nella realtà dei Sette Nani è stata una vera ricchezza, a volte inconsapevole. Tali principi sono infatti più legati a quelle abitudini e necessità del vivere quotidiano e di epoche passate, fatto di stagionalità dei prodotti, di legame all’economia e ai frutti del proprio territorio, di rispetto della tradizione, piuttosto che discendenti da mode vacue e passeggere.

Così molta parte della verdura servita proviene dalla produzione degli orti di Prato, le carni sapientemente cucinate da Fausta e da Alba sono sempre di produzione locale. Anche la preparazione dei patti più comuni del Friuli, “il frico”, è un rituale che nella cucina di Fausta e di Alba richiede tempo e pazienza, dalla rosolatura lenta delle patate e del formaggio, elementi essenziali della pietanza, fino alla lenta cottura...

Scopri alcuni dei piatti tipici della cucina di Alba e Fausta.

Cjarsons

I cjarsons sono un piatto che fa parte della tradizione culinaria della Carnia.
Il termine potrebbe derivare da “calicione” ovvero “qualcosa che racchiude un ripieno”.
Infatti, i cjarsons ricordano e sono simili a degli agnolotti realizzati con pasta di patate che racchiudono un ripieno chiamato "pastùm".
Il ripieno è l'elemento caratterizzante la pietanza, tanto che ogni vallata della Carnia si contraddistingue per la varietà tipica del luogo, ma ogni paese, a volte ogni famiglia, prepara il ripieno con ingredienti diversi tramandando la ricetta di generazione in generazione.
I cjarsons erano un piatto delle feste, se è vero che nel 1377, nei suoi registri, il cameraro di Gemona annotava: “Spendey per fa lavar li santi a Pasca di chalcons...”.

I cjarsons da Prât prevedono un pastùm  preparato amalgamando ricotta fresca, uva passa, zucchero, cacao, erbe di montagna ma, il vero segreto, è la sapienza e l’arte culiniaria di chi li prepara.
Fanno parte di quella tradizione gastronomica regionale che impone per la preparazione tempo e pazienza: la pasta di patate va lavorata fino a formare un impasto omogeneo, spianata e tirata a mano fino a farne diventare un foglio sottile, tagliata in forma circolare ponendo un po’ di impasto al centro, chiudendo a metà la pasta e dandole la tipica forma che ricorda l'agnolotto.

I cjarsons sono uno dei piatti tipici della Val Pesarina citati anche da Bepo Rupil, poeta della Val Pesarina, nella sua “Nôns di certas pietancias”.

Di seguito alcune immagini che illustrano la varie fasi di preparazione dei cjarsons:

Cjarsons 01 Cjarsons 02 Cjarsons 03 Cjarsons 04

Cjarsons 05

Si dispone
l'impasto
Si chiudono i ciarsons e
si realizza la forma caratteristica

Il risultato finale
prima della cottura